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lunedì 2 marzo 2015

10 consigli per usare al meglio i social media se hai una startup - ninjamarketing.it

Molti vorrebbero sfruttare i social media solo per avere un ritorno in termini di business, ma il potenziale è molto più ampio.

Le startup per loro natura hanno necessità di essere, il più velocemente possibile, note al grande pubblico. Molte di esse, loro malgrado, vorrebbero sfruttare i social media solo per avere immediatamente un ritorno in termini di business, ma il potenziale è molto più ampio. Il panorama dei social media è chiaramente uno dei più vasti e di difficile lettura per le startup che si apprestano a farne parte, noi abbiamo risposto a dieci questioni cruciali sul loro uso per rendere l’entrata meno traumatica possibile.

1. Ci sono più di 700 social media, qual è quello giusto per noi?

È del tutto naturale sentirsi sopraffatti dalla scelta di strumenti e tecnologie. Molti founder pensano che il fulcro della questione sia essere presenti sul maggior numero di piattaforme possibili, in realtà essere “presenti” sui social media, non significa creare un account. Avere un profilo inattivo crea una reazione esattamente contraria, infatti la scelta delle piattaforme da utilizzare dovrebbe dipendere da queste domande: 1. Qual è il nostro target audience?, 2. Qual è il nostro obiettivo? Facciamo un piccolo esempio, se la startup in questione fosse un ristorante Facebook sarebbe la piattaforma migliore per far sentire la propria presenza.

2. Il content marketing è utile alla nostra startup?

Assolutamente sì, ma più che seguire il lavoro degli altri, ci si deve concentrare a fare il nostro al meglio possibile trasmettendo contenuti di alta qualità e soprattutto di valore per il nostro target. Il punto di partenza per una social media strategy è quello di creare contenuti da promuovere facilmente, uno strumento ottimo per iniziare è la creazione di un blog aziendale.

3. I social media sono utili al B2B?

Lo sono certamente. La chiave sta nel definire una solida social media strategy che includa la definizione degli obiettivi che si desidera raggiungere, selezionando le piattaforma giuste,misurando costantemente i risultati e quindi affinare man mano le strategie da tali misurazioni e dalle valutazioni personali.

4. Si possono ottenere nuovi clienti tramite i social media?

Facciamo un esempio: Supponiamo di essere una società di servizi software. In uno dei gruppi su Linkedin abbiamo notato una conversazione che ci interessa e decidiamo di parteciparvi dando il nostro punto di vista sulla questione. Attraverso questa interazione un membro del gruppo si collega col nostro account. Cosa è successo? Abbiamo ottenuto un nuovo potenziale cliente, senza utilizzare strategie push.

5. Dovremmo spendere denaro in advertising?

La prima domanda da porsi è: che cosa si vuole raggiungere attraverso gli annunci? Sappiamo tutti che gli annunci sono disponibili in diverse piattaforme, quindi sulla base degli obiettividovremmo scegliere quella migliore per noi e in base al bilancio capire la cifra da investire. Molto interessante è il fatto che gli annunci funzionano meglio per cose specifiche come eventi, post, e specifiche offerte.

6. Quanto è importante il personal brand dei founder?

Il personal brand è molto importante, soprattutto se si parla di startup. Infatti mentre il valore del servizio è misurabile solo dopo la sua utilizzazione, il valore dell’azienda va misurato sulla base della fiducia che i clienti ripongono nei loro founder, per i clienti è molto importante sapere chi sta dietro al prodotto.

7. I social media possono aiutarci a venire a contatto con i migliori talenti?

In primo luogo bisogna porsi questa domanda: Perché i migliori talenti dovrebbero voler lavorare con noi? Supponiamo di essere una startup all’avanguardia con un’infrastruttura impressionante e un ambiente di lavoro che crea grandi opportunità di crescita. Mostriamo adesso tutte queste caratteristiche sui social media. Il risultato? Certamente positivo. Ci troviamo infatti in un’era in cui i candidati non si limitano ad aderire ad una società solo leggendo la descrizione del lavoro che svolgeranno, assicurarsi di creare la giusta impressione è quindi la chiave per ottenere la collaborazione dei migliori talenti in circolazione.

8. Come definisco la frequenza dei messaggi di stato sui social media?

Domanda molto semplice ma anche molto importante. Dobbiamo postare tre o dieci tweets?, quante aggiornamenti di stato devo programmare su Facebook?, dovrebbero essere fatti tutti i giorni?, quante volte dovremmo postare un aggiornamento della pagina aziendale su LinkedIn? Dovremmo scrivere due post a settimana o uno al giorno sul nostro blog? Tutto dipende da quello che ci siamo prefissati, se quindi avessimo deciso di postare tre tweets al giorno occorre che siano postati ogni giorno, la cosa fondamentale è la coerenza.

9. Va bene programmare gli aggiornamenti?

Come startup è del tutto naturale non poter essere onnipresente sui social media. Siamo tutti a conoscenza dell’utilità di strumenti di programmazione come Hootsuite o Bufferapp, basta stare attenti che i post non siano irrilevanti in certi periodi orari. Se ad esempio si programma un tweet relativo ad una conferenza, ma la conferenza viene annullata, è più che opportuno eliminare tale programmazione per evitare terribili fails.

10. Meglio gestire i social media in-house o con l’aiuto di un’agenzia?

Nessuno conosce il nostro business meglio di noi. Sappiamo bene di aver bisogno di essere strettamente coinvolti nelle attività sui social media. Non è qualcosa che si può solo consegnare a qualcuno per poi non pensarci più. Per rendere tutto ciò più efficace è necessario essere il più coinvolti possibile. Se avessimo tempo e competenze sarebbe opportuno gestire personalmente le attività social, anche se utilizzare esperti del settore ha molti vantaggi. Probabilmente la nostra startup ha anche bisogno di uno specialista per curare l’aspetto cruciale dei social media, almeno inizialmente, e una volta ottenuto il massimo, iniziare a gestire personalmente i propri account.

venerdì 6 febbraio 2015

Ma le banche aiutano le StartUp ?

C’è un modo per le startup innovative di farsi conoscere ? possono davvero accedere a finanziamenti e crescere ? Esiste oggi un sistema che permette di ricevere un supporto dal circuito bancario ?

Abbiamo cercato per voi una risposta e grazie ad un interessante esposto di  http://millionaire.it/, l' abbiamo trovata per voi ! 




C’è chi come UniCredit sviluppa programmi di accelerazione : 
(https://www.unicreditgroup.eu/startlab/it/startlab.html): «Ci rivolgiamo a startup nate da meno di tre anni, attive nei campi del Life Science (biotecnologia, farmaceutica, medicina, health care), Clean Tech (energie rinnovabili, efficienza energetica), Ict (App e design digitale), Innovative Made in Italy (aziende tradizionali che abbiano una componente di innovazione). Ne selezioniamo 40 all’anno (10 per ogni settore) e offriamo loro un programma di accelerazione di un anno».

l’approccio di Intesa Sanpaolo, che con il programma Startup Initiative  incontra gli investitori  : 
(http://www.startupinitiative.com/en/index.html) offre un contatto tra startup innovative e investitori finanziari e industriali attraverso i cosiddetti “arena meeting”: incontri mensili in cui 10 startup hanno la possibilità di presentarsi con un pitch a una platea di investitori. Imprese sociali, biotecnologiche, medicale, Ict e Mobile, sono le categorie che hanno la possibilità di misurarsi nell’”arena”. Basta iscriversi al sito e descrivere la propria idea di business. Intesa Sanpaolo ha creato altresì tre fondi di venture capital: Atlante Ventures (con una dotazione di 25 milioni di euro destinati a imprese innovative di piccole dimensioni). Altante Seed (10 milioni di euro che sono investiti nelle fasi iniziali di una startup). E Atlante Ventures Mezzogiorno (anche qui 25 milioni di euro per lo sviluppo di imprese digitali nel Mezzogiorno).

«UniCredit ha iniziato a investire in prima persona nelle startup:
 tramite finanziamenti convertibili in azioni di durata massima fino a sette anni» spiega Garibotti. Che significa? La banca può fare un finanziamento da 30mila euro a 250mila euro in fase seed, quando cioè c’è maggior bisogno di capitali. La startup rimborserà il capitale a scadenza, al netto della quota di interessi che dovrà pagare nel corso dei sette anni. Se la startup va bene e riceve interesse da parte degli investitori, la banca può decidere di convertire in azioni il finanziamento, diventando azionista dell’impresa».

La Banca di Credito Cooperativo ha messo a punto il mutuo Buona Impresa:
 Per lo startup delle giovani aziende (http://www.buonaimpresa.it/) pensato per coprire le esigenze di investimento iniziale di un’impresa fondata da chi ha meno di 35 anni. Caratteristiche: durata massima cinque anni, importo massimo 100mila euro, e preammortamento (cioè non si ripaga il capitale) per i primi 12 mesi. Per imprese in fase di sviluppo, il mutuo può arrivare a tre milioni di euro.  Analoga iniziativa rivolta ai giovani Under 35, alle donne e ai lavoratori è quella di Banca Marche, che con il programma Youstartup! offre una nuova linea di finanziamenti a imprese costituite da non più di 12 mesi (non più di 36 nel caso di imprese femminili).http://www.bancamarche.it/youstartup_finanziamenti_per_nuove_imprese

mercoledì 21 gennaio 2015

Hai mai sentito parlare di Simon Sinek?

Hai mai sentito parlare di Simon Sinek? Conosci questa citazione? “Le persone non acquistano ciò che fai, acquistano il perché lo fai.” Questa frase rappresenta un pò la sintesi degli insegnamenti di Simon Sinek, famoso Guru motivazionale e ideatore del concetto di “Golden Circle”.

Sinek afferma che la maggior parte delle persone e delle aziende organizzano la loro comunicazione mettendo al primo posto il “cosa” esse fanno, successivamente spiegano il “come lo fanno”, ma troppo poco spesso si soffermano ad evidenziare il “perchè lo fanno”.

COME MIGLIORARE LA TUA CAPACITA' DI PERSUASIONE
La metodologia proposta da Sinek è semplice e quantomeno illuminante. Chiunque di noi, quando deve presentare un prodotto o spiegare una soluzione è abituato ad adottare la regola del "come-cosa-perché" (es.: come faccio a farlo meglio, cosa devo utilizzare, perché devo utilizzare una certa cosa). Sinek invece, afferma che per aumentare il proprio livello di persuasione è sufficiente invertire la regola, adottando il "perché-come-cosa" (es.: riesco a stampare in modo migliore, come faccio a farlo, grazie all'utilizzo di questo preciso prodotto).

Oltre ad accrescere il grado di persuasione, la regola di Sinek, offre un maggiore impatto emotivo sul pubblico/interlocutori, trasformando una semplice chiacchierata in un'interessante storia da ascoltare. Proprio così, uso la parola "storia", perché grazie ai concetti di Sinek ognuno di noi può diventare quasi per magia un buon storyteller, riuscendo infatti a dar vita ad interessanti e persuasive modalità di racconto articolato (storytelling).

Sinek è ideatore del cosiddetto concetto di “Golden Circle”. Grazie al Cerchio d'Oro è possibile imparare a strutturare ogni comunicazione in modo tale da farla diventare: efficace, persuasiva ed interessante. Sinek offre così a tutti noi le basi dell'arte della persuasione.

Una comunicazione efficace deve iniziare con “perchè”, facendo seguire il “come” e il “cosa”. Per sostenere la sua teoria, Sinek non richiama risvolti psicologici, bensì la biologia del nostro cervello. E' stato dimostrato, infatti, che utilizzando lo schema-Sinek del "perchè-come-cosa" facilitiamo il cervello nel suo apprendimento, lo aiutiamo cioé a recepire con più facilità e rapidità i concetti esposti.

Vediamo in dettaglio: il cervello è diviso in tre aree principali, proprio come il Golden Circle, abbiamo la neocortex che Sinek associa al livello "cosa" (essa è responsabile di tutti i nostri pensieri razionali, analitici e del nostro linguaggio) e le altre due aree che formano il sistema limbico (esso è responsabile dei nostri sentimenti, nonché del nostro comportamento e delle nostre decisioni, che Sinek associa al"come" e al "perché".

Stando alla scienza, il sistema limbico quindi non ha capacità di linguaggio.
Significa che quando comunichiamo partendo dal "cosa", offriamo all'interlocutore la libertà di comprendere una gamma d’informazioni troppo ampia, non possiamo essere sicuri che lui comprenda proprio quello che vogliamo. Se, invece, comunichiamo subito con il "perchè", parliamo direttamente a quella parte di cervello responsabile del comportamento, facilitando la comprensione perché viene legata mentalmente ad un comportamento razionale e concreto. Così facendo trasformiamo le parole in concetti tangibili che si fissano nella mente dell'interlocutore: ti spiego "il perché ho fatto" questa cosa, e tu apprendi tale motivazione. Successivamente, ti spiego "cosa ho fatto" e "come l'ho fatta".

L’approccio di Sinek offre un nuovo punto di vista per comprendere le azioni umane ma soprattutto capire come si comporta il nostro cervello e da questo modificare la nostra comunicazione.

LA COMUNICAZIONE PERSUASIVA DI APPLE
Per avvalorare le sue tesi, Sinek prende spunto da alcuni casi famosi, cita i Fratelli Wright, Martin Luther King e la differenza comunicativa tra Dell e Apple. Dimostra in sintesi che la capacità comunicativa (come si comunica e cosa si comunica) influenza in modo determinante il proprio destino (successo). Il grado di leadership è direttamente proporzionale alla capacità di saper coinvolgere gli altri, per questo Sinek offre lo strumento del processo inverso "perché-come-cosa".

Tutti conoscono Dell, importante produttrice di PC, oggi sta perdendo mercato. Al contrario Apple (anch'essa nata come produttrice di computer) è riuscita nel tempo ad evolvere il proprio "essere" e stile comunicativo, spostando l'accento non su cosa faceva ma sul perché lo faceva, sottolineando il proprio "stile" unico al mondo.
Modalità comunicativa Dell: simile alla maggior parte delle aziende nel mondo. Dell si è sempre rivolta al mercato utilizzando il classico approccio comunicativo "Costruiamo computer solidi (cosa facciamo) sono ben progettati, semplici da usare e all'avanguardia" (come lo facciamo).

Modalità comunicativa Apple: mette al centro il perché "In tutto ciò che facciamo crediamo nella sfida dello status quo. Crediamo nel pensare diverso" (perché lo facciamo) "in particolare puntiamo sulla semplicità e sull’intuitività di utilizzo" (come) "ed è per questo che i nostri computer sono ben progettati e all'avanguardia" (cosa).

Nell'immagine a fianco, la mission di Apple: "Creare contributo per il mondo creando strumenti per la mente a vantaggio dell'umanità".

Questa mission è sbalorditiva. Se ci riflettiamo, tutto l'essere e lo stile (forse anche la supponenza) di Jobs è dentro questa frase, ma... attrae, è dirompente, è concreta e sognatrice.

La stessa cosa potremmo dirla di Facebook. Un lavoro che alla base ha un sogno e uno stile preciso. Ecco la loro mission: "Dare alle persone il potere di condividere e fare un mondo più aperto e connesso".

Le persone ricordano chi sei dal perché fai un prodotto (sentimento) e non da come lo fai, soprattutto adesso, vivendo in un mondo globalizzato dove ogni prodotto è tendenzialmente simile agli altri, costruito forse nello stesso stabilimento in Vietnam, Cambogia o Cina.

Le persone hanno necessità di condividere il tuo sogno. Vogliono riconoscersi nella "sfida" e nello "stile" che stai offrendo alla tua azienda e ai tuoi prodotti. Le persone non comprano il "cosa", comprano il "perchè" lo fai.

Le persone comprano il concetto del "chi sei". E' per questo che devi imparare a raccontarlo e a raccontarti. Meglio lo fai e maggiore sarà il successo che ottieni. Devi raccontare perché sei diverso dagli altri. Perché la tua azienda ha forti capacità ed alta esperienza. Magari sogna, proprio come hanno fatto Apple e Facebook. Come farlo? Grazie allo Storytelling e, perché no, ai suggerimenti di Simon Sinek.

Guarda la performance di Simon Sinek:

PERSONAL BUILDING Sfrutta gli insegnamenti di Sinek anche per migliorare le tue capacità persuasive nella vita personale. Quando sarai al prossimo colloquio di lavoro, ricorda che prima di tutto devi dire il perché sei così esperto (sono uno specialista del Social Marketing perché ho lavorato per 8 anni come Responsabile ecc. ecc. gestendo un team di 4 persone ecc. ecc.), successivamente ti soffermi in cosa sei esperto (presentazioni, article marketing, viral marketing, CMS, Photoshop, Indesign). Infine, esponi il come sei esperto (faccio presentazioni Power Point e Keynote, brochure complesse con InDesign, magari dai approfondimenti se ti vengono chiesti e se vedi l'interlocutore interessato).


 articolo tratto da  : http://simone-serni.blogspot.it/2015/01/arte-della-persuasione-simon-sinek.html